Barbarossa Double Trail. L’emozione non ha voce

Barbarossa Double Trail. Solo il nome della gara avrebbe dovuto mettermi in guardia subito. E invece. Scopro solo in un secondo tempo, leggendo il regolamento, che la corsa di sabato sono 16 km, mnetre quella di domenica 21 e non 11, come avevo capito inizialmente. Ma ormai era fatta. Ero iscritta.

SABATO SERA · TRAIL 16 KM Dopo aver preparato la solita mega valigia, sabato dopo pranzo ci dirigiamo verso Montorfano, Como. Un’oretta di strada. Stavolta niente hotel, siamo ospiti di Karen e Luca, che abitano lì vicino ed entrambi parteciperanno al Barbarossa Trail. Per me è la prima partecipazione a un trail e neanche so cosa mi aspetta. Beviamo un caffè, chiacchieriamo, Karen deve suo malgrado rinunciare perchè influenzata, ci cambiamo, sempre con mille dubbi sull’abbigliamento, per lo meno io. Ho giusto scelto qualcosa di fluo e di catarifrangente per la notte. Andiamo a ritirare il pettorale.
La Happy Runners club di Milano, che organizza questa due giorni, mette a disposizione dei partecipanti una palestra dove poter pernottare, con docce e spogliatoi, la cena di sabato sera e la colazione, tutto incluso nella quota di iscrizione. In più, un pacco gara di tutto rispetto: uno zainetto da trail e una bottiglia di vino rosso etichettata Barbarossa. Ci prepariamo per il trail serale, che parte alle 17.30. È d’obbligo la luce frontale, un fischietto, un telo termico, un cellulare in carica dove salvare il numero di emergenza. E sale l’agitazione.

Nel frattempo incontro Elena, Giuliana, Raffaella e Simone.Alcuni di lorofaranno solo la prova di stasera e altrii, come me, entrambe. A questa edizione ci sono 230 partecipanti complessivi, tra tue e due le corse. È già buio, anche se è pomeriggio. C’è nebbia, ma non piove e non fa per niente freddo, tanto che faccio tutta la gara senza guanti. Roberto ha deciso, per mia fortuna, di fare questo prima notturna con me, mentre domani, liberi tutti. Mi sistema lo zainetto, dove c’è il kit d’emergenza, qualche gel, una barretta, e la borraccia.. Non conosco il percorso, non so niente. E sono felice così, nella mia beata ignoranza. Il momento è arrivato. Si parte!

Un paio di km di asfalto, poi è subito sterrato. Il percorso della sera prevede due giri di 8 km con circa 500 di dislivello, tra collina e lago. E anche sta storia del dislivello è  la prima volta che l’affronto. Qua è tutto totalmente buio, corriamo con la luce in fronte nel silenzio più totale. Non c’è nessun rumore, solo quello dei nostri passi che zampettano sulle foglie secche. Quel che vediamo è tutto incluso nel fascio di luce della frontale, foglie per terra, alberi, sassi, fango, scalini naturali.

Non vedo bene, è tutto un pò appannato e solo in un secondo tempo realizzo che è perchè siamo proprio dentro la nebbia. Godersi il silenzio. Parliamo poco, ci accertiamo di esserci, qua bisogna stare concentrati sul terreno. Poi si sale. I sentieri sono stretti, si corre finchè si riesce, ma non ho l’allenamento nelle gambe per affrontare questa prova. Ma chissenfrega, son qua, mi diverto, corro e faccio qualche foto. Robi mi asseconda nell’andatura di corsa, che tanto si sa che non arriviamo primi. Arriviamo a una spiazzo da dove si dovrebbe vedere tutto il lago, ma c’è solo una gran nebbia. Ma è molto suggestivo, quasi magico. Ce la prendiamo comoda.

Finiamo il primo giro, braccia alzate come se avessi vinto tutto.. ma ancora ne manca uno. E sapere cosa ti aspetta da un lato rende la cosa più semplice, dall’altro sai. Tutto il percorso è ben segnalato con nastri appesi ai rami e i volontari nei punti cruciali ci indicano la strada giusta. Bisogna stare bene attenti a dove si mettono i piedi, e appena si presenta una zona in piano o in discesa si ricomincia a correre. Un’ora e un quarto per fare 10km. Sono piuttosto soddisfatta. Per ora.  Non ho preso nessuna storta, ho fatto solo uno scivolone ma, insomma, si scarligava via di bestia. L’ultimo km, il settimo e il quindicesimo per intenderci, sono una serie di tornantini che salgono senza finire mai, almeno così mi sembra, e li facciamo camminando.  Da lì poi si scende a bomba per tagliare, insieme, il traguardo.

È stato davvero molto divertente, faticoso certo, ma tra buio silenzio fango e percorso nuovo non ho sentito tanto la fatica, e correre su questi terreni è più piacevole, per me, che andare sull’asfalto. Le Wild Horse della Nike, che non avevo ancora provato se non in qualche tapasciata, hanno fanno il loro dovere alla grandissima. Nessun tipo di problema. Torniamo in palestra, doccia veloce e raggiungiamo Luca, che ci ha messo meno della metà del tempo che ci abbiamo messo noi arrivando 4°, alla cena per i runners. Spazzoliamo con voracità tutto quel che ci viene offerto: pasta, lasagne, grana, pane, taleggio, mortadella e i dolci. Caffè, grappa e chi più ne ha più ne metta. Tra un boccone e l’altroassistiamo alla premiazione dei vincitori.

Recuperiamo le nostre borse e andiamo verso a casa. Sembra notte fonda, la stanchezza ora si sente tutta e sono solo le 9,30 di sera. Di nebbia ce n’è ancora, ma non piovere. Karen ci accoglie con il camino acceso, mettiamo scarpe e giacche e accappatoio in modalità asciugati prima che puoi, e andiamo a dormire.

DOMENICA MATTINA· TRAIL 21 KM E perchè dormire quando puoi farti una bella mezza maratona nei boschi, tra salite discese lago umidità e un bel 700D+?! Mi alzo già stanca, in coma totale. Ma tant’è. Karen ci prepara una colazione energetica, porridge con frutta secca e melata, un caffè e siamo di nuovo in pista. Anche per oggi opto per un tight lungo, termica lunga, un’altra maglia sopra a manica lunga e il giubbino. Non sembra troppo, ma invece mi accorgerò quasi subito che è eccessivo. Ma c’è un gran nebbiun. Carico lo zainetto come il giorno precedente e usciamo. Oggi è lunga. È un’unico giro lungo 21 km.

Alle 9 la partenza. Di nuovo. Un bacio e via, ognuno per la propria strada, alla propria andatura. Conto di metterci circa 3 ore, se va tutto bene. Al secondo km mi fermo per la sosta tecnica, appena entriamo nei campi. Praticamente subito non c’è già più nessuno..dove sono finiti tutti?! Ah, sarà perchè entrando nei boschi son tutti nascosti dietro gli alberi!. Il paesaggio è bellissimo, in pieno autunno il fogliame sugli alberi e sul terreno ha colori spettacolari. Mi circonda il silenzio, neanche di giorno si sentono uccelli ne si vedono insetti di nessun genere. Ogni tanto in lontananza i latrati dei cani, cani che badano a un gregge di pecore che pascola a lato del percorso. La nebbia ancora ci avvolge, ma pian piano si dipana. Non fa freddo e sopratutto non piove, mai.

Corro, cammino, corro. Il paesaggio è di una bellezza incredibile. Piccoli torrenti da attraversare con ponticelli in legno, rami da schivare, tronchi da scavalcare, pozze di fango e radici nascoste da evitare. Divertimento allo stato puro. Ci sono salite, tante salite, così tante che mi sembra di non scendere mai. D’altronde il dislivello di 700 metri, anche se spalmato su 21 km, rende questa gara molto faticosa, per quel che mi riguarda.

Passiamo in mezzo a un cimitero,  cipressi e lumini e fiori ormai secchi. Costeggio il lago di Montorfano dove alcuni pescatori stanno campeggiando, saluto i tantissimi cacciatori con al seguito i loro cani, ragazzi che fanno mountain bike, che qua dev’essere super adrenalinico. E poi, all’improvviso, un trattore. Un minitrattore che si inerpica sul sentiero che non posso non fotografarlo, fa troppo ridere vederlo in questa situazione, e ride anche lui perchè è davvero esilarante!

Intorno all’11°-12° km finalmente il ristoro. I volontari ci avvertono che bisogna fare un giro su, salire e tornare giù, dopodichè si arriverà al ristoro. Sai quando pensi mmhm..ok.. sarà un mini giro e poi thè caldo e biscotti? Ecco, il minigiro in questione erano almeno 2 km di salita, una mulattiera di sassi che non finiva più, uno scoramento che non riesco neanche a spiegare. E poi quando sei lì in cima e vedi la discesa, tiri un sospiro di sollievo. Peccato che la coda dell’occhio vede i nastri segnaletici e no, non si scende ancora. Anzi! Una salita infinita, che c’ho un roba che non so se piangere, andare avanti o tornare indietro. Esasperante.

Ma posso solo andare avanti. Mi sblocco, ritorno in me, passa la crisi torno a correre, incontro un paio di altri runners, e adesso si che mi fermo al ristoro. Prendo una manciata di wafer, una zolletta di zucchero, bevo almeno 5 bicchieri di acqua, mi rimetto in sesto. I motociclisti sono i nostri salvatori. Le ambulanze diciamo, che altrimenti non potrebbero salire su questi sentieri. Si corre ancora, il suono delle campane in lontananza, forse qualcuno dietro di me di cui sento le voci e i passi. Corro cammino corro, siamo dall’altra parte del lago, paesaggio surreale e anche io, nella mia testa, sono un pò surreale. Ancora non ho maledetto nessuno per essere qua, ma al 18° la benzina sta finendo. Diciottesimo, senza contare i 16 di ieri sera.

Al 19° mando un messaggio a Roberto per avvisarlo che ci metterò ancora una mezzora. In teoria l’ultimo chilometro (il 20°) di questo trail è lo stesso di ieri, la serie di tornantini che sale. Ma quando sono al punto della salita, qualcosa non quadra. Dovrebbe mancare un km, e manca un km, ma il Garmin segna quasi 21 e sono passate più di 3 ore da quando sono partita e non ci voglio credere che devo ancora fare tutti quei tornantini. E quando finalmente ci arrivo, niente. Si spegne l’interruttore. E mi viene da piangere, e cammino, e singhiozzo, non ce la faccio più, non voglio più camminare ne correre ne muovermi voglio solo andare a casa qualcuno venga a prendermi è una sofferenza totale, un malessere generale, sono stanca distrutta senza forze, manco quella di sedermi che le gambe bruciano, e fortuna che non sono caduta mai, ma i muscoli gridano, e anche io basta basta vi prego, finiamola qua. Adesso. Un’impresa impossibile. Sono totalmente avvilita, sconsolata. Sfiduciata.

«E resto distrutta disperata ancora un po’ ma prima o poi ripartirò. E salirò salirò..»

Prendo un gel, che poi che senso ha per un km, asciugo le lacrime, smetto di tirar su con il naso, una coppia mi raggiunge e mi incollo a loro che tra l’altro hanno sbagliato strada e fatto 2 km in più e nonostante questo sono ora qua, mi attacco a loro come una cozza, ma non riesco neanche più a camminare.. e altro che metterci 20 minuti a fare questo ultimo chilometro.. Ma non devo mollare, è finita, cazzo dai, devo arrivare anche sui gomiti, ma devo tagliare quel traguardo. Sono distrutta. Nel senso vero della parola. Distrutta. E disperata. Poi arriva la maledetta e benedetta discesa, e supero i due ragazzi ai quali ero incollata, va bene essere ultima ma non ultimissima, ho un guizzo di velocità tipo che un bradipo sarebbe in grado di superarmi e finalmente dopo l’ultima curvetta eccolo lì.

Il traguardo. Eccolo lì. Non riesco neanche a crederci. Quasi neanche la forza di alzare le braccia, Roberto mi aspetta chissà da quanto, gli organizzatori si complimentano, ma io voglio solo piangere e svenire. E piango e Robi mi abbraccia e sto lì, finchè non mi tranquillizzo un pò. E bevo un thè caldo, faccio due passi, recupero un minimo di dignità, sorrido con una certa difficoltà, mangio dell’uvetta, un biscotto. Faccio un tentativo di stretching e neanche riesco ad alzare la gamba.

Trentotto km in due giorni. La fatica, la disperazione, la felicità che neanche alla fine della maratona. Una serie di emozioni a cui ora non so ancora dare un nome. Un’esperienza assolutamente da provare..magari scegliendo una sola delle due corse come primo trail, perchè è stato davvero molto molto impegnativo.

Non sono ultima, ma comunque posso dire che sono nona assoluta su 10 donne che hanno fatto il double. Soddisfazione alle stelle! Sono molto fiera, nonostante tutto.
E ora, andiamo a casa. Voglio solo fare una doccia bollente, cospargermi di arnica, mangiare polenta e zola, e spezzatino con patate e piselli. E sopratutto tanto tanto divano e un’infinità di puntate della mia serie tv del momento. Ah, e almeno 12 ore di sonno.

· Corri quando puoi, cammina quando devi,
striscia se serve, ma non mollare mai ·

1 Comment

  1. Marcello 24 novembre 2016 at 7:11

    Brava Lu! Un’impresa incredibile non so dove trovi le forze… 😉

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