DeeJay100. Bravo Linus, bene la prima. Anzi, benissimo

Che emozioni ieri. Ogni volta che affronto una competizione diversa dalla solita comfort zone della mia corsa, mi sale un pò l’ansia. In realtà, più il giorno prima che quello della gara stessa. Per me era la prima volta di una gara di bici, prima volta che faccio 100 km, prima volta in griglia tutti sui due pedali e non so come gestire la partenza. Prima vota in assoluto per tutto.  Stavolta proprio mi sono iscritta per un colpo di testa, totalmente senza allenamento in bici, solo perché la maglia era stupenda e le prime edizioni non bisogna perderle mai.

Settimana scorsa, dopo mesi che mi ronzava in testa, mi sono decisa eiscritta alla Deejay One Hundred, la DeeJay 100 ecco. La Granfondo, e non me ne vogliano i ciclismi provetti, ma granfondo è il nome che la stessa organizzazione ha dato alla gara, organizzata da Radio DeeJay. Cento chilometri in bici con partenza e ritorno al Velodromo Vigorelli, il tempio della bicicletta restaurato da poco e un percorso nell’hinterland nord ovest milanese.

Sabato pomeriggio. Ritiro pettorali, sacca gara e maglietta ufficiale. Il Village di Deejay è all’interno del Velodromo.  Il problema grosso è  capire come arrivare agevole al punto di partenza l’indomani a mattina. Arrivando da fuori Milano, senza macchina, diventa complicato prendere i mezzi per raggiungere il Velodromo alle 7, perché ci vuole più di un’ora. Farla in bici non se ne parla neanche. Sarebbero atri 30 km tra andare e tornare. Opto per un autoinvito a casa di Francesca, che partecipa alla corsa. A me inizia a salire l’agitazione.

Sabato sera. Arrivo da Francesca con bici, casco, occhiali e scarpette. E uno zaino con dentro mezza casa. Farà freddo? Farà caldo? Pioggia? Sole? Nel dubbio, porto tutto. Sale l’agitazione. Inizio a dire a Francesca: io non so se parto. Non sono pronta. Non salgo in bici da giugno. Ho fatto una lezione di sprint in palestra settimana scorsa e un’ora e mezza sulla bike 4 giorni fa. Il mio allenamento è pari a zero, non sufficiente per affrontare 100 km. A no, abbiamo scoperto essere 110. Francesca continua a dire che non è una gara.
E’ vero che le manifestazioni organizzate da Linus sono sempre una grandissima festa, basti pensare al triathlon Olimpico di questa primavera dove ne parlo qua, o alle varie DJ Ten qua dove racconto la mia ultima. Ma è innegabile che nonostante siano una grande festa sono anche gare con invasati che partono a bombazza. Ceniamo, prepariamo i vestiti per l’indomani, questo si questo no, manica lunga pantaloni corti, spilliamo il pettorale sul dietro della maglia, perchè nel ciclismo il pettorale diventa un dorsale, due parole quattro risate e andiamo a dormire.

Domenica mattina. Sveglia alle 5.30. Colazione. Vestizione. Trucco. Ormai non posso tirarmi più indietro. Tanto non è una gara, no? Lo dico tutti. Ma tutti chi? vorrei sapere. Infiliamo le scarpette e il casco. Prendiamo le bici. E usciamo di casa. Ci fermiamo al primo bar a bere il caffè e mangiare una porzione di pancake che oggi almeno 4 ore sul sellino devo starci. La strada che ci separa dal Vigorelli è lunga circa un km e mezzo. La Francesca la perdo dopo 500 metri, che pure nel riscaldamento le è partito l’embolo. Ma non è una gara eh. No no.
Arriviamo al velodromo, salutiamo a destra e manca, vado a farmi gonfiare per bene le ruote, l’atmosfera è tranquilla. Ci sono un sacco di squadre vestite con le loro maglie della società. Di tutti i colori, ma anche in questo, come in tutti gli eventi di RadioDeeJay, la gran parte dei ciclisti indossa la maglia della DeeJay 100.

E’ ora. Andiamo verso le griglie. Ho perso tutti, ma ho trovato Linus, sempre gentilissimo e disponibile si ferma a fare un selfie con me e scambiamo due parole sulla performance di Nicola Savino. Che ansia, Ma poi, quanti siamo? Saremo di sicuro più di 1000. Ma non è una gara eh.
Eppure si respira l’aria delle grandi occasioni, seppur sia solo la prima edizione Un test di prova suppongo per gli organizzatori. Ma mi pare che già la partecipazione sia alta. Per una granfondo cittadina, un piattone, ma questo di sicuro ha invogliato tanti come me a provarci. Proprio perchè l’altimetria parla di un dislivello di 500m sui 110 km e poi c’è il servizio scopa, i ristori, le ambulanza e tutti i vilontari in moto. Quindi siamo protetti qualsiasi cosa succeda.

Ritrovo tutti in griglia. Francesca e Alessandro che continuano a dire che non è una gara, ma ce l’hanno scritto in faccia che l’embolo della competizione partirà da lì a zero secondi. Simone, Marco, Yuri, Roberto, Valentina e Giorgione, è con lui che dovrei fare tutta la gara mantenendo una velocità sui 25-26 km/orari.

Un bel respirone, si aggancia la prima scarpa, facciamo partire il Garmin, agganciamo la seconda scarpa.

E si va.

Respirone. Sospirone. Ormai son qua. In sella alla mia BlueStar. Partiti. Non potete capire. Intanto la bellezza dei ciclisti della partenza sulle ruote anche sa fa un pò timore. Timore di cadere e di far cadere. Qualche imbuto intorno al Castello, ma ragazzi. Che emozione. Il corso Sempione, la marea di ciclisti che vanno, i colori delle maglie, le risate, le battute. Un’atmosfera incredibile. Qua in fondo alla scia sembriamo piuttosto rilassati devo dire. Dieci km cittadini e poi si usciamo da Milano. Ma non è una gara eh. E invece.
Ma oramai ci sono e sono tranquilla. Si pedala veloce, troppo e pago tutto. Tra il trentesimo e il quarantesimo volevo ritirarmi, dico sul serio. I quadricipiti che bruciavano, il fiato corto, il volontario in moto che continua a dirmi di non mollare. E ne mancano ancora 80. Muoio qua, ho pensato. Giorgione l’ho perso all’inizio perchè ha preso la ciclabile al Castello e si è sganciato dal gruppone gigante.

In mezzo alla campagna mi raggiunge un gruppetto. E’ quello di Nicola Savino con i suoi amici, cerco di stare con loro ma vanno troppo forte per me adesso. Non riesco. Torno a pedalare tutta sola con l’unica consolazione di non essere l’ultima. Almeno lo spero. Mi superano ancora. Che bella pedalata rotonda che hai, mi dice un ciclista. E in quel momento mi sembra il più bel complimento di sempre.

Poi la salvezza. Un gruppetto mi aggancia e non lo mollo quasi fino alla fine della gara. Si pedala a una media di 27-30 km/h, ma adesso sto bene. Si vede che mi sono scaldata, le gambe non bruciano più, sto in gruppo e riesco per a prima volta pure a stare in scia. Si chiacchiera e tanti di loro, come me, sono alla prima gara e ai primi 100km.
Il percorso è molto bello, sì, piatto con qualche cavalcavia, che a me continuano a far fatica e al 50esimo il primo ristoro. Ci fermiamo, mangiamo banane integratori utilizziamo i bagni chimici, con calma. Che per noi davvero non è una gara. Lo è, ma insomma cerchiamo sopratutto di portare a casa le gambe sane e salve.
Abbiamo un volontario in moto che ci affianca per tutto gli ultimi 70 km, parla con noi, siamo l’ultimo gruppo della corsa. Andiamo sereni, si aumenta la velocità ma la pedalata è così in totale relax che la fatica non si sente. Almeno per me, anzi. Mi sembra adesso di averne, di poter andare più forte. Sto bene, ho ripreso colore, il respiro è perfetto, la gambe stanno bene, il cuore batte regolare.

Le campagne dell’hinterland milanese, il sole che esce dalla nuvole, la temperatura ideale, l’organizzazione perfetta. Pedalare pedalare  pedalare. Una salita spezza gambe e spezza respiro che non ci credevo che era lì, come un muro. Per il resto anche delle discese liberatorie, e poi sì, dei piattoni di asfalto. E a Casorezzo un gruppo di protestanti per la discarica e io che mi credevo fossero lì per noi, a tifare i ciclismi. E anche se le strade erano aperte al traffico, noi con i nostri motociclisti di fianco siamo stati in totale sicurezza sempre.
Ci fermiamo velocemente anche al secondo ristoro, dove mangio un mezzo panino col prosciutto integratori e via, che ora non c’è più tempo.

Poi mancano 20-30 km.. e qui il gruppo non esiste più che chi ne ha va, chi no resta indietro. Non è che ci si possa aspettare sempre. Sarà egoistico, però è anche giusto. In fondo sì, è una gara. E quindi allunghiamo. E finalmente si arriva di nuovo a Milano, e mancano 10 km e inizio a superare degli altri partecipanti, supero l’assessore dello Sport Roberta Guaineri, ci salutiamo e vado via, e ne supero uno due, cinque.. son piccolissime soddisfazioni.

E il Garmin segna 100km in 3.49. Beh, cavolo. Non sarà un gran tempo ma insomma, per essere senza alenamneto va ala grande. Mi sale un’adrenalina incredibile. Mancano 5 km, poi 4 poi 3…poi la strettoia poi giri la curva e sei in dirittura d’arrivo e vedi il traguardo e ti arriva quella cosa lì, e esci dalla sella e dai gli ultimi colpi di pedale e gridi a Sergino di farti la foto che stai tagliando il traguardo dei tuoi primi 108 km e superi la linea d’arrivo e non si può non esultare. CENTO OTTO KM!
Deve per forza esserci una foto a immortalare il momento, per forza. E come mi sento bene, sto da dio, non sono neanche eccessivamente stanca. Passo il traguardo, ritiro la medaglia.
La medaglia! Neanche mi aspettavo ci fosse, ma si sa che Linus fa le cose fatte per bene. Raggiungo gli altri che ovviamente sono arrivati. quasi un’ora prima di me, ma io sono stra felice così. Nel mio piccolo, un’altra grande impresa. Con i miei tempi, i miei non metodi di allenamento porto a casa una medaglia davvero guadagnata. La gamba in super forma, se solo mi allenassi sul serio mannaggia fare anche dei buoni tempi.

Poi è solo pasta party. E fame. Fame. Fame atavica.

Prima edizione promossa alla grande, bravissimo Linus, assolutamente una gara da rifare l’anno prossimo, magari con più allenamento. Però cosa dire? Per me è SI. Un grandissimo enorme si. Per organizzazione, ristori, sicurezza, percorso, atmosfera, medaglia, maglia e felicità finale.

Ma tranquilli, non è mica una gara!

#DJ100 #MilanoRide #RideLikeaDeeJay

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