La mia 12H Cycling Marathon. Parole e foto in ordine sparso

È difficile quando fai una gara tanto particolare per due anni consecutivi descrivere emozioni e sensazioni nuove, quindi stavolta non voglio dilungarmi sui sentimenti provati pedalando di notte nel tempio dell’automobilismo italiano, l’Autodromo di Monza, durante la terza edizione della 12h Cycling Marathon, racconto e sentimenti sono raccontati nel dettaglio nel post dello scorso anno.

Alcune cose si sono ripetute, anche questa volta infatti facevo parte del team di Run Like Never Before, ma non era una squadra tutta femminile. Con me sempre e ancora Francesca e due new entry: Chiara e Giovanni.

Le cose successe sono tante e nessuna in realtà. Ora la gara è partita e non ci resta che aspettare i nostri turni. In ordine sparso e con ironia ecco quello che dal tramonto all’alba è successo all’Autodromo durante la mia 12H Cycling Marathon.

Ho pedalato per tre ore ma non consecutive, la maglia ufficiale della gara ha stampato Il motore sei tu, Uomo, nella notte abbiamo fatto più cambi d’abito che cambi di staffetta, smontato la ruota posteriore della bici per la prima volta e ancora non ho capito rimontarla, le occhiaie dopo due giorni e una notte che non dormo toccano terra, le gambe dopo 80 km più i 70 di colline dell’Oltrpò pavese del giorno prima sono più toniche di quelle di una trentenne, il mio cuore più forte sotto quasi tutti gli aspetti, il sonno arretrato difficilmente recuperabile anche se dormirò 12 ore di seguito, il profumo struggente dei tigli che arrivava a folate dal parco di Monza è una di quelle cose che mi han fatto commuovere mentre gareggiavo, l’alba che mi ha sorpreso sotto il diluvio durante il mio ultimissimo giro o è stato il diluvio a sorprendermi mentre albeggiava? il disagio notturno era palpabile sempre, il maldiculo passerà ma intanto fa male, la Francesca con mascherina e copertina Hello Kitty è un’immagine scolpita nella mente, i pensieri arrabbiati, quelli sereni, quelli decisivi, i mai più, il messaggio vocale su WhatsApp mentre faccio l’ultimo giro, i basta per tutto, i fanculo mentali, la competizione che non è nel mio dna, i sibili delle scie a 46 all’ora nelle orecchie, i fotografi con i flash sulle chicane, i palloni bianchi a illuminare le curve, i ciclisti tutti belli, l’inno della Champions League, i caffè e la crema di caffè, le barrette e la banana pucciata nello yogurt, le briosche del ristoro contate, una chiacchierata mattutina piena di verve con Aldo Rock, in formissima, dopo aver fatto l’individuale, la seduta di tecar a mezzanotte, il pettorale spillato sulla schiena e il chip sulla ruota, i vestiti ad asciugare sotto i phon dei bagni, la musica che non c’era, la superlativa torta di noci dei nostri vicini di box, quelli simpatici, le ruote della bici sui miei piedi mentre dormo dei nostri vicini olandesi, quelli antipatici, la voce di Dario Daddo Dandone mai stanca, mai un cedimento, a tutto il tifo che mi ha fatto a ogni passaggio sotto i gonfiabile sia lui che Adelaide ed Elisa, il sorriso di Ivan Risti, le nuove consapevolezze, i 525 m di nuoto una volta arrivata a casa, l’umidità che arriccia i capelli, le foto stupide, le chiacchiere serie, le decisioni, la stanchezza, la pelle appiccicaticcia, il sonno, il trucco sbavato, la fame atavica, la metà dei box occupati rispetto all’anno scorso, la prima volta di Chiara, le agitazioni di Chiara, le domande di Chiara, i dubbi di Chiara, l’ansia che mi ha messo Chiara! le sgridate della Fra, dai tutto tira fuori la grinta incazzati in pista e invece niente, nessun risultato, voler saltare un turno ma poi avere una coscienza, l’assistenza tecnica per il rumore del pedale che è ancora lì, le attese ai cambi, la classifica.

La consegna de chip e il ritiro della medaglia. Il ritiro della medaglia. Piccola. In una bustina. Messa al collo con la sana decisione per un pò di non fare più gare.

#12hMonza #12hCyclingMarathon
#daTramontoallAlba #ilMotoreseiTu

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