Per aspera ad astra. Il traguardo dell’Ironman 70.3, l’emozione sportiva più grande

Esattamente 15 giorni fa, a quest’ora, ero nelle acque dell’Adriatico ad affrontare i 1900 metri di nuoto, la prima frazione del mio primo Ironman 70.3. Ho aspettato a pubblicare perchè ero in attesa delle foto ufficiali. Ho scritto un post di getto il giorno dopo su facebook, che sarà il cuore di questo articolo.
Quindici giorni, giorno più giorno meno, ma l’emozione, l’adrenalina la felicità e anche l’incredulità mista a consapevolezza non si affievoliscono. Quando racconto cosa sono state per me quelle 7 ore e 3 minuti, mi sale un’euforia incontenibile. Ed è incredibile, per me, dopo questi mesi di dolori sparsi e di zero voglia di correre essere riuscita a portare a termine questa gara e nei tempi che ci eravamo detti con il Coach. E sopratutto di averla finita bene, di stare bene fisicamente senza neanche un fastidio e di stare benissimo di testa, al punto che già il giorno dopo programmavo con Francesca un altro 70.3. Altro che Maratona. Non c’è assolutamente paragone.
THE DAY AFTER. Pubblicato lunedì 25 settembre, sul mio profilo personale di Facebook
Sì, sì, sì. MILLE VOLTE SI’! Probabilmente sono ancora sotto l’effetto dopante e meravigliante dell’adrenalina, non sono veramente io che parlo. O forse sì. Che gara spettacolare. Sono mesi, ma cosa dico mesi...erano aaaaaaaaaanni che non mi divertivo così! Una tensione continua iniziata appena messo piede a Cervia giovedì a pranzo. La città allestita per l’
IRONMAN Italy, tutto il lungomare transennato, la zona cambio con i suoi tappeti rossi lunghissimi, le rastrelliere per le bici e per le sacche, il villaggio con tutti gli stand. E poi il momento del ritiro del pacco gara, quando davvero realizzo che sono qua a fare dio solo sa che cosa! Il pettorale in mano, le sacche dei cambi, lo zainetto della gara super figo e poi diretta dentro il tendone del merchandising ufficiale che comprerei tutto, quasi tutto, quais niente, è tutto figo, tutto carissimo, quindi no, non compro tutto cerco di trattenermi ma è difficile, quindi tiro su delle cose a caso e la maglia con tutti i nomi dei partecipanti compreso il mio che quella no, proprio non la lascio giù!
Poi un’atmosfera incredibile, ancora ci sono poche (ma non pochissime eh) persone, la prima gara, il vero Ironman, il full distance, è sabato. Poi il briefing di gara, la foto ufficiale come club più numeroso, il clima perfetto, i compagni di squadra.
Il venerdì è il pregara della gara di Francesca, momenti di panico ansia lacrime non sono pronta ansia e lacrime e lacrime e saluti mille persone che si incontrano, io manco riesco a pensare che domani è il mio pregara e passerò esattamente o forse no tutti gli stessi stati d’animo.
Ma poi è il giorno del full, la notte insonne, più per lei che per me, la sveglia alle 5, io scendo poco dopo, la raggiungo in zona cambio faccio foto la tranquillizzo e poi via, sono le 8 non c’è più tempo di pensare, di piangere, è ora di andare. Il mare è calmo il cielo limpido, la giornata è frizzante ma si prospetta perfetta. Quando esce dall’acqua sta bene e io passo la giornata a correre di qua e di là per essere dove le servo quando rientra nelle zone cambio. Poi via con la bici e finalmente torno in hotel che domani è il MIO giorno, preparo le sacche. La rossa per le cose della bici, la blu per la corsa, porto credo tutti i gel e le barrette che ho, faccio e rifaccio le sacche, controllo la bici, la muta, prendo su 3 paia di occhialini che non si sa mai. Ma sono calma al momento, rilassata e il silenzio della stanza è quello di cui ho bisogno. Poi invece ad aver bisogno è la Fra che ha freddo quindi vado a portarle la felpetta, solo che è dall’altra parte di Cervia, una bella ora di camminata andare e poi a tornare. Sono le 9 di sera, sono stanca morta, a correre tutto il giorno che ancora non mi sono riposata un attimo, che a fare il supporter mica è cosa semplice, cribbio! Mi fermo a mangiare una pizza, poi è quasi ora di andare alla finish line che sta per arrivare dopo 42 km.
E poi arriva, e giù lacrime e adrenalina a mille. Ma io sono distrutta, devo dormire, devo riposare, devo concentrarmi, ho tipo le gambe come Gamba di legno e quindi poi si va in stanza ma mica subito e su le gambe belle alte appoggiate alla parete. E’ mezzanotte, l’una non lo so, ma spengo tutto e dormo.
Ed eccola qua la domenica tanto attesa. Ora tocca a me essere nervosa, forse perchè sono stanca e ho dormito poco, adesso mi sale l’ansia e davvero mi chiedo ma che cosa ci faccio qua? ma di che stamo a parlà??? Faccio colazione, riguardo le sacche, vado in zona cambio, la Francesca dispersa chissà dove invece di farmi foto,ci telefoniamo dieci volte, e divento ancora più nervosa, sono agitata, lascio le sacche, la bici, il casco e esco dalla zona cambio. Rientro in hotel e strada facendo incontro Claudio e finalmente via, si piange! Poi su in camera a fare la sacca bianca con i vestiti del dopo gara e inizia la vestizione. Le trecce, il trucco, il body, la muta. E grandi sospironi. Ci incamminiamo verso la spiaggia, verso la partenza. E ancora che perdo Francesca. Io entro in acqua ed è tiepida, il mare ha qualche onda ma niente di preoccupante. E’ tutto coperto, e di certo pioverà. Ma credo che per quello che dovrò affrontare sarà davvero il minore dei mali. Forse.
In spiaggia entro in griglia, cerco Gianni che non so dov’è ma se lo trovo sono certa di ricevere grande conforto. Per tutto il tragitto spiaggia ho il pianto in gola. E appena incontro gli altri, piango. E che devo fa..un pò spaventata sono eh. Che qua mica è proprio una passeggiata.
Poi trovo Gianni, la Francesca arriva, e a bordo griglia arriva anche Claudio, tipo visione. La mia famiglia preferita che mi tranquillizza. Gianni perfino balla ma io sono un pò intesita in questo momento. Non so neanche cosa penso, ma ormai davvero sono qua. Non posso fare altro che mettere un piede davanti all’altro fino ad arrivare al mare. Un pezzettino alla volta. Una nuotata. Il rsto ci pensiamo dopo. Ora tocca a me. E finalmente sono serena, anche se appena entrata in acqua tra muta adrenalina e onde manca il respiro che si quieta dopo un bel pò. Nel percorso swim perdo la strada più volte tanto che il garmin mi segna 2200km, ma l’importante è che sto bene, nuoto tranquilla e esco spaccando il minuto che il coach aveva predetto! Via la muta la cuffia gli occhialini e di corsa in zona cambio. Dio solo sa il sollievo di tornare in posizione verticale e di salire sulla bici… non vedevo l’ora! Ogni km è dedicato a mio zio, e a Claudio che è qua e non può partecipare quindi per forza devo portarla casa!

Salgo in bici e via a tutta ma appena fuori Cervia arriva il vento ed è contro ovviamente per tutta la stramaledettissima strada, ma il panorama è particolare, in mezzo a paludi e saline, il percorso ben segnalato, l’asfalto non semprebello, il tifo totalmente assente, la giornata brutta e freddina, ma abbiamo pezzi di austrada chiusi al traffico tutti per noi. Poi si arriva alla fatidica salita del Bertinoro. Ma che vuoi che sia dopo aver fatto l’Izoard e il Galibier? Bertinorooo m’hai provocato? Mò te magno! Salgo su tranquilla e senza neanche troppa fatica che adesso lo so bene che poi ci sarà una gran bella discesona, Ed è la discesa più liberatoria che abbia mai fatto! Da sola, tutta mia, è stata talmente liberatoria ed esaltante che penso di non essermi mai sentita così carica in tutta la vita! Talmente liberatoria da urlare ma per davvero a voce alta. La sensazione di essere proprio padrona del mondo e sopratutto di me stessa in quel momento, e (scusate) fanculo a tutti! Sono arrivata fino a qua e sto bene. Ce la posso fare per davvero. Ero al giro di boa della frazione bici. La corsa sarebbe andata come sapevo, ma la bici è andata meglio del previsto. Talmente euforica che tutto il ritorno andavo a mille. Il vento sempre contro, di lato da nord sud ovest est ma a spingere da dietro. Ma chissenefrega mancano 20 km e ho finito. Poi 10, poi solo due!

Che roba indescrivibile, ma non per il tempo fatto o per averci messo mezzora meno rispetto a quello che pensavo, ma proprio quella roba che senti dentro, come un’esplosione che ti toglie il respiro ma stavolta non la crisi brutta che pensi di morire, ma proprio una gioia immensa ma non posso piangere, devo stare concentrata, devo scendere dalla bici e Claudio e la Francesca sono lì, per me, a incitarmi a dirmi è tutto perfetto e io non so, voglio solo gridare!
Poi arriva il momento di correre ma l’adrenalina è talmente alta che vado e corro quasi tutta la mezza maratona, piano perchè non ce l’ho nele gambe, non so allenata, non corro da Sestriere, solo qualche rallentamento ma ogni volta avevo dietro qualcuno che mi sgridava, Nicola, la Chiara, la Elena, la Bozz e quindi non cammino e corro e piove piove piove, piove per tutta la corsa, ma nonfa freddo e poi chissene frega, ho altro a cui pensare, e un giro è fatto e ho preso il bracciale rosso poi alla rotonda c’è Valerio che mi fa il tifo e poi Claudio che mi dice che va tutto bene e Gianni che incrocio sul percorso e insomma, tutta la famiglia Patanè che non ringrazierò mai abbastanza per tutto, ma proprio tutto e quindi vado e poi ci sono tutti gli Ironman di ieri a sostenermi ed è davvero incredibile! Poi il secondo lap, il bracciale verde, il percorso è molto bello dentro la città, costeggiando il canale e continua a piovere e devo fermarmi in bagno per la seconda volta che in bici avrò bevuto due litri di roba, e il tifo non c’è quasi più ma ormai ci siamo, 19km e mi sale il magone e no cacchio, non può venirmi la crisi adesso, mancano due km, piango dopo non posso lasciarmi andare adesso e tengo duro respiro profondo e riparto, poi sono al 19° e Caudio che corre di fianco a me quasi fino al 20 e voglio sapere come sono andata in acqua e in bici e poi mi lascia andare che quello è il mio arrivo, il mio ultimo chilometro e ci sono, manca l’ultimo pezzettino di strada e poi ci sarà solo la passerella, solo il traguardo, solo io.
E allora sì, li mi fermo un attimo con Daddo che mi stringe la mano e mi dice respira e poi vai. Ma io non vado, io volo. Quegli ultimi lunghissimi metri di passerella di legno che poi diventa un tappeto rosso è la strada che mi porta al traguardo che è lì, davanti a me. Un’ubriacatura. Un’immagine che neanche riuscivo a immaginare e volo sì, volo fino alla fine! Con i Depeche Mode che cantano e Fabio che dice il mio nome. Ma sono proprio io che sono arrivata fin qua? Sono mie le gambe che mi hanno sorretto per tutto questo tempo? E’ davvero mia questa testa che non pensavo di avere? Ed è finita, ma è stata talmente bella questa gara che la frase: mai più, non mi passa neanche per la testa. E stranamente amo tutti, talmente sto bene.
E inaspettatamente, almeno per me, sono Finisher al mio primo IRONMAN 70.3 Italy Emilia-Romagna in 7 ore e 3 minuti! Esattamente come previsto, minuto più minuto meno. Una soddisfazione immensa. E lacrime lacrime lacrime di gioia a profusione. Un’emozione così è impossibile da descrivere. Tutto va come deve andare.
Prossima volta magari ci alleniamo sul serio, eh Francesca?
La sensazione di esaltazione e benessere dura ancora oggi, a 15 giorni di distanza. L’iscrizione per il prossimo anno è stata fatta. Ora inizia l’off season, ma da domani arriva la nuova tabella. Per non fermarsi mai. Potenziamento, palestra, uscite in bici finchè il tempo lo permetterà, corsette e garette domenicali, nuotate con la squadra. N
Fisicamente poi, non c’è paragone tra la Maratona e il 70.3. Nella distanza regina la fatica è molto più devastante rispetto al triathlon seppur su questa distanza.

Per aspera ad astra. Il traguardo dell’Ironman 70.3, l’emozione sportiva più grande #madechestamoaparlà

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