Quel tempo che sfugge e che io tenevo stretto

Una gara. Un pettorale. Un ruolo nella squadra: chiudere la staffetta!

Lì per lì, quando Lucrezia mi chiese di arrivare alle 8.30 per la partenza, per poi spostarci di tappa in tappa per seguire i cambi, pensai «io che potevo dormire!», ma una volta in Porta Venezia, ho respirato l’adrenalina e il contagio di euforia è stato immediato. Ho percepito il gruppo, la squadra, uno per tutti, tutti per uno! Lucrezia era galvanizzata e partendo lei per prima, sapevo poi di avere io in mano la gestione della squadra, solo per una questione di esperienza ovvio.

Il tempo. Il tempo va gestito. Gli spostamenti richiedono che non ci siano sprechi di minuti preziosi che mettano a repentaglio la partenza degli staffettisti. Elisa, quando è arrivato il suo momento, era tesa come una corda di violino e finalmente aveva lasciato giù il telefono, almeno speravo!

Lù aveva dato il meglio, il primo cambio era andato! Metro e seconda tappa. Tempo, tempo. Precisi negli spostamenti. Salvatore al via, adrenalina a mille. Elisa esanime arrivata, aveva concluso la sua frazione. Ora ero io, fino a quel momento serena, a sentirmi fremere!

Via ultima stazione!!! Andiamo andiamo!!! Tempo.. tic tac..

Arrivati al partenza della quarta frazione ho riprovato l’ebrezza del riscaldamento, «go baby go», il mio motto, tocca a te mi dicevo tra me e me.. Salvatore all’orizzonte e via che s’innesca la miccia! Passato il chip viaaaaa! Booom!!! Ecco mi ero raccomandata con tutti di partire per scaldarsi, e in un secondo momento andare, e io avevo fatto quello che non andava fatto: partire a bomba!

Le gambe giravano che era un piacere, volevo rallentare, ma l’ebrezza della gara non si può spiegare, hai una marcia in più, non ce n’è, così non rallentai. Il mio obiettivo era arrivare in Porta Venezia per sentirmi un’eroina e volare al traguardo con i miei compagni di squadra!!! Avevo una missione!

Al settimo chilometro il mio Garmin segnava passo 4’38 ed era tanto che non vedevo certi tempi, invasa dall’emozione.. pensavo solo ai miei compagni che avrebbero esclamato «sei già qui?! hai volato?!» Siiiii non vedevo l’ora!

Ultima salita, ultimi 400 metri, sinistra destra, dove sono, non posso non vederli.. continuo a correre.. corro e in curva infilo una squadra, realizzo che la mia squadra mi ha mancata, improvvisamente la delusione.. sul traguardo.

Ci tenevo, li ho accompagnati in ogni loro tappa, seguiti, incitati, e purtroppo per me, loro non ci sono stati. Hero, sì un hero conclude la propria missione con o senza i compagni, perché le missioni si portano a termine. È vero la confusione, il ritardo della metro ma credo che non abbiano preso in mano il tempo, quel tempo che sfugge e che io tenevo stretto!

Grazie a tutti, anche questa è una lezione. Grazie a Lucrezia per avermi fatto assaggiare l’adrenalina, quella da corsa su asfalto in una Milano di corsa e di festa.

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