Wings for Life World Run. Guardando le cose da [quasi] un altro punto di vista

Dopo tanto parlarne nelle ultime settimane, finalmente il Grande Giorno è arrivato. Oggi in tutto il mondo, in 26 Paesi, alla stessa ora migliaia di persone hanno corso per chi non può la Wings for Life World Run. Quest’anno non mi sono iscritta, era naturalmente mia intenzione farlo, ma poi la mia decisione è cambiate dopo le ultime gare e ho deciso che per un pò non voglio correre lunghe distanze.

Decido così qualche giorno fa di farla in bici. Di partire con la partenza, fare alcuni tratti del percorso, precedere e seguire la Catcher Car. Un punto di vista diverso. Da dentro, ma non completamente. Da fuori, ma non completamente.

Parto da casa, in bici, sotto la pioggia. Davano 22 gradi, ce ne sono 11. Fa freddo, ma è la temperatura ideale per correre. Arrivata al castello, tra saluti e caffè, è un attimo che sono quasi le 13. La piazza davanti alla Fontana si riempie, le griglie sono piene, i runners scalpitano. Il countdown inizia sulle note di Seven Nation Army dei White Stripes ed è subito eccitazione.

Di fianco a me Francesca, a cavallo della sua bici. Mi accompagna in questa nuova avventura, cioè partecipare a questo evento mondiale straordinario in una maniera diversa.

Quando le moto iniziano a muoversi e lo sparo da il via alla partenza, l’entusiasmo coinvolge tutti, me per prima. Partecipanti, turisti, curiosi, accompagnatori. Ad applaudire ai bordi del percorso un sacco di gente insomma. Calcaterra davanti a tutti da il ritmo alla gara.

Francesca ed io inforchiamo le bici e iniziamo a pedalare a lato dei runner. E’strano, ma da un lato proprio di correre oggi non me la sarei sentita. Il tempo è migliorato, e pedalare da una sensazione di pace,stare attente al pavè, ai marciapiedi, alle gambe dei corridori, in bici devi essere talmente concentrata che non c’è spazio per nessun altro pensiero. Con Fra facciamo video, chiacchieriamo, ci godiamo questa gara a bordo campo.

Miliardi di amici la stanno correndo ed è bello passargli di fianco a incitarli e salutarli. Un fiume giallo fluorescente che si snoda tra il Parco Sempione, il Castello e poi via a inoltrarsi nella città. Facciamo il giro del nuovo quartiere City Life e poi il drittone di Corso Sempione che in bici ci regala velocità. A mezzora dalla partenza parte anche la Catcher Car, avrei voluto partire con lei ma alla fine con Francesca abbiamo deciso di raggiungere gi amici che stavano davanti. I primi partecipanti ad essere presi sono appena fuori dal Parco, all’altezza dell’Arco della Pace mentre siamo ferme al bar a bere un caffè.

Riprendiamo la corsa, i viali sono chiusi al traffico, le strade invase dai runner. Percorro i bastioni di Porta Nuova, Francesca mi abbandona che stamattina aveva già fatto il suo allenamento, e proseguo da sola questo viaggio. Che è pure un viaggio interiore. La macchina e tutto il suo corteo di bici, moto, apecar, e la musica e gli speaker arrivano ed è una festa, mi ricordo perfettamente la mia sensazione nelle edizioni passate e sopratutto l’anno scorso quando arriva quel momento che non vedi l’ora che il traguardo ti raggiunga. Una dinamica strana.

Pedalo per tutta la circonvallazione e qua la differenza rispetto ai km in centro è abissale. Il silenzio è assordante. La concentrazione di chi corre è totale. Ognuno per se’.  Nessuno si guarda indietro, nessuno aspetta o cerca la catcher car. Anche la città è silenziosa come fosse agosto. Nessuno in giro, le macchine sono dall’altra parte della strada dei filobus. Il tifo qua non c’è. Arrivo all’inizio dei Navigli e mi fermo, qua è tutto pavè. Siamo circa al 27° km. Torno indietro per andare incontro al corteo del traguardo. I partecipanti arrivati fin qui sono ancora tantissimi.

«Sono gli uomini silenziosi che fanno le cose», dice Robert Baden-Powell. Ecco, questa frase incarna perfettamente il momento. Un momento sospeso. Magico. Perfetto. Io in bici contromano, che sì lo so non si fa ma le macchine non ci sono, i runner sulla destra, chissà quali pensieri, quanto allenamento.. quali storie si portano dentro, e dietro, da qua è tutto diverso. Diverso dal non essere uno di loro, per una volta, i miei  pensieri sotto il casco sono in ordine come i miei capelli legati in due trecce. Non c’è fatica per me oggi.  E la sensazione è che la città sia tutta mia.

I clacson, i campanelli, la musica, le bici, le auto, gli speaker… il traguardo è arrivato! Gli applausi dei finisher nasce spontaneo, le foto anche, la gente sorride felice all’arrivo del traguardo ed una gioia per tutti essere arrivati fin lì. E anche per me, aver fatto questa gara in sella alla mia BlueStar.

Ritorno verso il Castello Sforzesco a raggiungere gli altri che hanno gareggiato, a vedere Giorgio Calcaterra a che punto è, a quale km è arrivato. Il sole splende su Milano, la giornata è favolosa, Francesca con il suo arrivo tra l’atteso e l’inaspettato mi ha fatto un piacere immenso. Vado a mangiarmi una michetta con salame, zola e peperone lombardo e penso che ho fatto bene a godermi questa gara in maniera diversa. Un punto di vista differente.

Arrivo a casa stanca, ma nonostante sia in bici da stamattina alle 11, Calcaterra è riuscito a fare quasi il doppio dei miei chilometri correndo. Onore al Re!

Bella esperienza seguire la gara in bici, ma l’anno prossimo la correrò di nuovo con le mie gambe, questa è una certezza. nche perchè da quest’anno c’è la medaglia da ritirare all’arrivo!

L’incredibile sfida quest’anno la vince ARON ANDERSON: percorre infatti  92,14km  sulla sua sedia a rotelle ed è il Campione del mondo di questa edizione 2017. Secondo il polacco Bartosz Olszewski che con 88,06 km.

Con 155.288 iscritti e € 6.800.000 raccolti nel mondo per la ricerca sulle lesioni al midollo spinale, la Wings for Life World Run 2017 è l’edizione di record.

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